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Il ragno si è presentato sulla mia coscia a tradimento. Completamente fuori epoca. Senza neanche chiedermi di pronunciare quelle sei parole contadine: “Fimmene fimmene ieu vau allu tabaccu.” Mi ha morso in un fine estate in cui nella mia cucina non c’era più lo scolapasta di alluminio appeso a un chiodo e neanche il ferro per fare i minchiareddhi. Mi ha morso nella stessa epoca in cui Paolino cantava a squarciagola Drefgold. Mi ha morso nella globalità. Tra i messaggi whatsapp, nelle notti della movida salentina. Il ragno te spaddhe russe mi è venuto incontro come si va incontro alle donne che si sentono improvvisamente estranee a tutto e non stanno più dentro né fuori di sé. Mi è venuto incontro mentre pensavo: ma questa in fondo che tipo di vita è? Mentre rimuginavo: possibile che non ci sia un modo più interessante di vivere?