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“Ci sono due cose che ripugnano fortemente alla poesia di Maria Siciliano Insalata: la rimozione del biografico attraverso la forma e la corrispondenza simbolica tra testo e senso. Infatti la sua poesia non è la trascrizione di appaganti corrispondenze, né un diario gioioso di armonie spirituali. La cifra della sua versificazione è, invece, nella tensione drammatica permanente. Si tratta di un’esperienza poetica che costeggia le scissioni irreversibili e le antinomie dell’anima, i roghi mai spenti dello spirito, le lacerazioni insanabili del proprio vissuto. In questa fattispecie, la Lebenswelt risulta scissa, frantumata da un trauma fisso che costringe l’io poetico a convivere con un’angoscia senza svolgimento abreativo (se non quello inconsciamente terapeutico e sublimante della scrittura). L’interpretazione deve spingersi verso questi lidi e non appagarsi di una mera descrizione formale dei testi. Una volta Benjamin ha sostenuto che la critica letteraria si compie nella mortificazione dei testi, nel senso cioè che l’interprete deve procedere al loro smontaggio razionale e quindi proiettarsi verso un’indagine archeologica delle sue strutture. Soltanto attraverso un metodo di questa natura è possibile cogliere significati inconsueti e non puramente descrittivi. Essi vengono inseriti, come pezzi di un mosaico, in una costellazione concettuale tale che possa configurarsi come un’idea. L’idea, strutturata come qualcosa di eterno, alla maniera di Platone, nel caso della poesia di Maria Siciliano Insalata, si chiama la condizione irreversibile del suo trauma o, se si vuole, l’amore negato-distrutto della mater. Quest’ultimo ha l’eternità dell’idea poiché non ammette e nemmeno ricerca trasfigurazioni possibili, né quella della mitizzazione estetica né quella di una sublimazione di tipo psicologico. Ora, la mortificazione dei suoi testi poetici non è altro che una strategia di lettura allo scopo di entrare in questa idea, afferrarla e conoscerla nei suoi risvolti. Il mistero è questa idea. Dunque non c’è alcun mistero. L’esistenzialismo negativo è questa idea”.